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Il
popolo degli Arawak fu il primo che, circa
2000 anni fa, si stanziò ad Antigua e a Barbuda,
fondando comunità agricole in entrambe le isole, ma intorno
al 1200 d.C., fu cacciato dai precolombiani Caribi,
i secondi invasori. Con l’arrivo di Cristoforo
Colombo, iniziato nel 1492 con l’avvistamento
dell’isola di Watling, nelle
Bahamas, si aprì la strada ai colonizzatori
spagnoli prima e a quelli inglesi, francesi ed
olandesi, poi, che combatterono fra loro contendendosi
il predominio sulle isole. Antigua (chiamata
così da Colombo che, senza peraltro sbarcarvi, la nominò
in onore di Santa Maria la Antigua,
la Vergine da lui adorata a Siviglia), rimase infine assoggettata
ai soli inglesi, che vi fondarono, nel 1632, una colonia a Parham,
nella parte orientale, iniziando la coltivazione di indigofere e
tabacco. Sbarcato sull’isola nel 1674, Sir
Christopher Codrington avviò
la prima piantagione di canna da zucchero a Betty’s
Hope. Ma nel 1685, dovendo sfamare gli schiavi, Codrington
chiese ed ottenne la vicina Barbuda in concessione dalla corona
britannica. Fu così che, grazie alla coltivazione di piante
alimentari e all’allevamento del bestiame, la “sorella
minore” di Antigua divenne il granaio destinato a sfamare
la manodopera. Particolarmente curioso è il fatto che, a
tutt’oggi, gli abitanti di Barbuda si spartiscono solamente
sei o sette cognomi, in quanto il loro albero genealogico risale
proprio al gruppo di schiavi qui condotti da Codrington. Man mano
che Antigua diventava più fiorente, gli inglesi iniziarono
a costellare di fortificazioni le sue coste, ma dopo qualche tempo,
non potendo garantire la stabilità economica, dovettero assistere,
nei primi anni del XIX secolo, al graduale declino del mercato dello
zucchero e, di conseguenza, a quello dell’isola, sempre più
rapido dal 1834, anno dell’abolizione della schiavitù.
Alla ripresa dell’economia contribuirono un boom edilizio
dettato da esigenze militari, durante la seconda guerra mondiale,
e lo sviluppo dell’industria del turismo, nata nel dopoguerra.
Nel 1967, in seguito a più di tre secoli
di dominio coloniale, Antigua e Barbuda si videro riconoscere una
forma di autogoverno, in qualità di stato associato al Regno
Unito. Ma fu solo il 1 novembre 1981, che il paese
ottenne la piena indipendenza, diventando l’attuale
Repubblica di Antigua & Barbuda.

Al di
fuori dei grandi complessi turistici, Antigua conserva il tradizionale
carattere delle Indie occidentali, espresso attraverso
un’architettura molto vivace -visibile soprattutto
in alcuni quartieri di Saint John’s- e la musica,
praticamente onnipresente. Suonate da bande locali che utilizzano
improvvisati strumenti a percussione ricavati dai barili
del petrolio, le allegre e coinvolgenti note del reggae
e del calypso, scandiscono i ritmi quotidiani.
Ma per immergersi nelle affascinati origini di un’isola che
ha molto da raccontare, niente di meglio che una passeggiata nella
capitale di Antigua: Saint John’s e una visita accurata a
English Harbour e Nelson’s Dockyard.
Barbuda, indubbiamente meno “mondana” di Antigua, come
si nota dai ritmi estremamente lenti e rilassati dei suoi abitanti
-la maggior parte dei quali vive a Codrington-, conserva ancora
gelosamente il valore delle tradizioni. Anche l’influenza
inglese è a tutt’oggi piuttosto evidente. Basti pensare
che la famiglia di Sir Christopher Codrington, che riuscì
a mantenere la concessione dell’isola per quasi due secoli,
pagando un tributo annuale alla corona britannica, ha lasciato a
Barbuda, oltre al nome del capoluogo, altre eredità fra cui
le norme fondiarie tuttora vigenti.

Capitale
e centro commerciale di Antigua, St. John’s
conta circa 36.000 abitanti, quasi metà della popolazione
complessiva dell’isola. L’attività turistica
cittadina gravita, prevalentemente, attorno ai due grandi complessi
che si affacciano sul porto: Heritage Quay
- terminal delle navi da crociera e insieme di moderne strutture,
fra cui un albergo, un casinò e decine di negozi duty-free
- , e Redcliffe Quay -antica sede del
mercato degli schiavi ed attuale cittadella di capanne in legno
e vecchi edifici in pietra restaurati, ora ospiti di negozi, gallerie
d’arte e ristoranti-. Assolutamente da non perdere, la maestosa
Cattedrale anglicana di Saint John’s,
raggiungibile percorrendo Church Street. Risalente al 1681, la splendida
chiesa rappresenta, grazie alle sue alte guglie, il punto più
alto della città. Da qui, dirigendosi verso l’estremità
sud della capitale ed imboccando Market Street, non si può
mancare una visita al caratteristico mercato, che
offre il meglio di sé soprattutto il venerdì e il
sabato mattina, quando, animatissimo di popolazione locale, espone
in abbondanza frutta, verdura, artigianato, T-shirt, souvenir e
spezie di ogni tipo, in un sensazionale turbinio di colori. (INSERIRE
FOTO DI SAINT JOHNS E DEL MERCATO

Ad English
Harbour si concentra il maggior numero di siti storici di Antigua.
Tappa obbligatoria per ogni appassionato di storia e di viaggi per
mare, è la Nelson’s Dockyard,
la base navale britannica del XVIII secolo, così battezzata
in onore del capitano inglese Horatio Nelson,
che trascorse sull’isola i primi anni della sua carriera.
Lo storico arsenale a lui dedicato (oggi il principale
porto di scalo per gli yacht), fu costruito nel 1743 ed abbandonato
nel 1899. Grazie all’opera di restauro, iniziata negli anni
Cinquanta e ultimata di recente, è stato possibile ripristinarne
l’attività, facendolo funzionare come moderno porticciolo
e cantiere navale. Gli affascinanti edifici antichi in mattoni e
pietra, invece, sono stati trasformati in strutture ricettive per
turisti e naviganti, mantenendo, per lo più, la suggestiva
funzione originaria.
foto english harbour

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